Quando si parla di oro, il termine "carati" indica la purezza del metallo. Ma cosa significa esattamente? E perché è importante conoscere la differenza tra le diverse carature?
Il sistema dei carati
Il sistema dei carati esprime la purezza dell'oro su una scala di 24. L'oro puro è 24 carati (24K), il che significa che su 24 parti, tutte e 24 sono oro.
Le carature più comuni sono:
- 24K (999,9): oro puro al 99,99% — utilizzato per lingotti da investimento
- 22K (916): oro al 91,6% — utilizzato per alcune monete da investimento (es. Sterlina, Krugerrand)
- 18K (750): oro al 75% — lo standard per la gioielleria in Italia
- 14K (585): oro al 58,5% — comune nella gioielleria di altri paesi
- 9K (375): oro al 37,5% — il minimo per poter essere definito "oro"
Perché mescolare l'oro con altri metalli?
L'oro puro (24K) è un metallo molto morbido e duttile. Per la gioielleria, questa morbidezza è un problema: un anello in oro puro si deformerebbe facilmente. Per questo motivo, l'oro viene legato con altri metalli (argento, rame, palladio, zinco) che ne aumentano la durezza e la resistenza.
Questi metalli di lega determinano anche il colore: più rame produce l'oro rosa, più argento e palladio producono l'oro bianco.
Per chi vende: come viene valutato
Quando porti un oggetto in oro presso un Compro Oro, il primo passo è determinare la caratura tramite analisi XRF. Il valore viene poi calcolato così:
Peso × purezza × quotazione dell'oro al grammo
Per esempio: un bracciale di 20g in oro 18K (75% di purezza), con l'oro quotato a €85/g: 20g × 0,75 × €85 = €1.275 di valore intrinseco dell'oro contenuto
Per chi investe: solo 24K
Per l'oro da investimento, la legge italiana (Legge 7/2000) richiede una purezza minima di 995/1000 per beneficiare dell'esenzione IVA. In pratica, i lingotti da investimento sono sempre a 24K con purezza 999,9/1000 (i cosiddetti "quattro nove").
Questo standard è certificato dalla LBMA (London Bullion Market Association) e garantisce la massima qualità e liquidità a livello globale.